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MessaggioInviato: 06/08/2010, 10:38 
#1 
 Oggetto del messaggio: Animalisti. Pochi e divisi ma potenti. Perche'?...
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Animalisti. Pochi e divisi ma potenti. Perche'? Che gli Italiani amino gli animali e' scontato: ne e' conferma la stima di oltre 45milioni di esemplari d'affezione presenti nel Paese. Che pero' amare gli animali non equivalga all'essere "animalisti" e che questi ultimi rappresentino una forza, in termini numerici, veramente esigua, e' da sempre sostenuto da FederFauna ed oggi confermato anche da un sondaggio che gli stessi animalisti hanno realizzato. Il "Gruppo di lavoro Bailador", al quale si legge su Facebook partecipano associazioni come AmiciCani e Chiliamacisegua, ha infatti realizzato un sondaggio tra gli animalisti per sapere "chi sono gli animalisti". Nella presentazione, Paolo Ricci scrive: "nessuno voleva farlo... perche' queste cose increspano la palude e mettono a rischio i mille interessi". Probabilmente i vecchi volponi dell'animalismo che frequentano le stanze dei bottoni, sapevano gia' quale sarebbe stato il risultato... Iniziamo col dire che un sondaggio condotto da febbraio a maggio di quest'anno, utilizzando un programma, mail, posta e contatti e incontri diretti, ha raccolto solo 1015 schede, il che non solo rende certo che gli animalisti non siano portavoce di un comune sentire della maggioranza degli Italiani come spesso affermano, ma getta addirittura dubbi sulla reale esistenza delle decine di migliaia di soci che dichiarano di avere le loro piu' note associazioni, anche se il 28,9% dei rispondenti si e' dichiarato attivista ma non iscritto a nessuna associazione. Analizzando le risposte, tra le quali anche quelle di Parlamentari e Magistrati, esse indicano che gli animalisti sarebbero per il 78% donne, il 43,2% tra i 18 e i 44 anni, che il 33,8% sarebbe laureato e il 30,5% avrebbe un diploma professionale. Siamo veramente il Paese piu' vegetariano d'Europa? Mah!, gli animalisti che hanno risposto sono solo al 54% vegani e vegetariani, il 37% e' onnivoro e l'8,1% e' "altro". Per quanto riguarda il credo religioso, come si poteva immaginare, solo il 46,4% dei rispondenti si e' dichiarato credente, di cui solo il 63,4% cattolico e solo il 15,6% ha detto che frequenta in modo costante i luoghi di culto. La parte che pero' potrebbe interessare di piu', soprattutto ai politici che li corteggiano e li favoriscono, e' come votino gli animalisti. Beh!, cominciamo col dire che solo il 65% ha detto di votare regolarmente e che il 28,8% ha dichiarato, aldila' degli schieramenti, di guardare ai contenuti. Se ci fossero domani le elezioni, solo lo 0,8% degli animalisti intervistati voterebbe per il PDL e solo lo 0,5% per l'UDC. A parte il Partito Animalista Europeo, che se si presentasse in Italia catturerebbe ben il 17% dei voti dei rispondenti, i Verdi per i quali voterebbe il 9,5% e il PD per il quale voterebbe il 5,8%, i dati piu' interessanti sono quelli che seguono, infatti, ben il 10% degli intervistati voterebbe per l'IDV, Forza Nuova con un 2,2%, raccoglierebbe piu' voti di UDC, PDL e API messi insieme e la Lega raccoglierebbe ben il 6,7% dei consensi, ovvero piu' del PD e addirittura piu' di Vendola (6,5%). E' vero che un sondaggio non rappresenta una verita' assoluta, ma puo' dare un'idea abbastanza precisa del "popolo che rispetta il non umano", come amano definirsi gli animalisti, tanto piu' che il sondaggio in questione non e' stato realizzato da loro nemici, ma da loro rappresentanti. A questo punto pero', per chi si e' fatto due conti la domanda sorge spontanea: se gli animalisti in politica non sono determinanti, perche' sono tenuti in cosi' grande considerazione dalla politica? Secondo FederFauna alcune risposte si potrebbero avere gia' dal sondaggio. Il fatto, per esempio, che fra i dipendenti animalisti intervistati lo 0,2% sia rappresentato da Parlamentari, lo 0,6% da Magistrati, ben il 7,1% da funzionari pubblici e il 6,3% da quadri operativi, indica che l'animalismo si sia annidato dentro lo Stato. Dato che confermerebbe anche che gli animalisti abbiano operato ed operino tuttora una intensa e proficua attivita' di lobby. Qualche altro spunto interessante potrebbe venire visionando i bilanci milionari soprattutto delle maggiori associazioni e considerando quanto queste investano in pubblicita' e comunicazione, con la conseguente visibile capacita' di condizionamento dei media. E' inoltre interessante notare come il 19,6% dei rispondenti al sondaggio abbia parlato di "collusione da parte delle associazioni con interessi estranei alla causa animalista".

Per visionare l'intero sondaggio clicca sul link sotostante:
http://www.lasaggezzadichirone.org/site ... i-2010.pdf

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Renato Fongaro http://www.fongaros.it


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MessaggioInviato: 06/08/2010, 14:10 
#2 
 Oggetto del messaggio: Re: Animalisti. Pochi e divisi ma potenti. Perche'?...
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....però...non male c'è davvero su che riflettere....O.o


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MessaggioInviato: 06/08/2010, 15:29 
#3 
 Oggetto del messaggio: Re: Animalisti. Pochi e divisi ma potenti. Perche'?...
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Rilassato
Ognuno si sceglie il proprio nemico.
A me al momento preoccupano Molto di piu' altre lobbies
parimenti e maggiormente "annidate dentro lo stato".

Penso che un sondaggio simile non sia rivelatorio in quanto privo di peso statistico
A livello personale - per quel che vale-
avendo a che fare con cani abbandonati e abusati mi trovo spesso a concionare con gli "animalisti"
Alcuni di loro fanno vedere rosso ma altri sono meno chiacchiere e piu' fatti.
Non interessati al denaro ma a aiutare gli animali.
Qualcuno ne salvo sicuramente.
Se poi fossero considerati perché fanno comunque qualcosa?


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MessaggioInviato: 06/08/2010, 15:51 
#4 
 Oggetto del messaggio: Re: Animalisti. Pochi e divisi ma potenti. Perche'?...
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Logico che non si fa mai di una categoria "un'erba un fascio", ma la maggioranza sembra siano proprio di facciata. Ed è in fin dei conti la tendenza partita negli anni '80: basta pagare la quota associativa ed attaccare un autodesivo sulla macchina per appartenere a...

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Renato Fongaro http://www.fongaros.it


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MessaggioInviato: 07/08/2010, 11:18 
#5 
 Oggetto del messaggio: Re: Animalisti. Pochi e divisi ma potenti. Perche'?...
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ovviamente le persone singole vanno prese per "singole" ed ognuno risponde per sè, al di là dell'associazionismo, le lobby e quant'altro....
c'è cmq una valutazione che converrebbe fare visto che le associazioni sono molte, alcune ricche altre meno, e che godono di fatto di alcuni poteri (ne abbiamo parlato tanto anche sul forum: fanno "valutazioni" di maltrattamento, decidono sulla sorte di animali e padroni etc...)
Ovviamente fanno del bene...ma se dall'albero nasce una mela marcia per 100 commestibili, non va certo tagliato l'albero ma magari va curato...


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MessaggioInviato: 07/08/2010, 13:17 
#6 
 Oggetto del messaggio: Re: Animalisti. Pochi e divisi ma potenti. Perche'?...
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"decidono sulla sorte di animali e padroni "
Questo mi sta un po' meno bene perché le persone che si occupano di cani non rappresentano un fronte compatto nel modo di pensare: una parte si rifà all’utilitarismo puro, l’opposta alle teorie dei diritti. Nel mezzo convivono una serie di sfumature. Taluni affermano inoltre che i cani devono essere trattati umanamente, sostenendo che essi possano essere utilizzati laddove tale condizione sia soddisfatta. Nel dibattito, riconoscendo direttamente i cani come titolari di “diritti”, talaltri si schierano contro ogni forma di sfruttamento od uso ponderato. In verità, i cani, come tutti gli animali, dovrebbero essere destinatari di quei doveri che garantiscano all’uomo una buona qualità di vita. Non affermo niente di falso quando indico che i diritti estremizzati, quando portati all’esagerazione, come detto poco fa, convogliano temi a favore del cambiamento dell’ordine sociale. E tale cambiamento si realizza in estremismi quali il vegetarianismo, il divieto dell’uso di pellami o di pratiche come l’addestramento, l'uso del collare a strangolo, ecc, additando come innaturale la modifica comportamentale indotta. Ma non sempre la distinzione è netta e così, molti di quelli che hai citato e che si proclamano sostenitori del valore dei diritti degli animali, traducono tuttavia tale istanza nella richiesta di benessere e nell’usufruire di carni, ecc.
Se si considerano le linee generali della legislazione europea ed italiana in tema di animali d'affezione, non è azzardato dire che i criteri che hanno guidato la protezione animale si sono ispirati più alle teorie del benessere che alle teorie dei diritti. In altro modo, mai si è proibito l’impiego del cane da caccia, da difesa, da lavoro in genere, od il suo addestramento (ciò che caratterizza operativamente le posizioni sui diritti), mentre la tendenza è stata quella di porre attenzione alle modalità di trattamento (ciò cui mira prevalentemente l’idea di benessere nell’espletamento della funzione). C’è sicuramente una
carica retorica ed ideologica nell’idea di diritto soggettivo individuale, che impone doveri e responsabilità a tutti i proprietari di cani. Tuttavia, l’implementazione delle ragioni sostenute a favore dei diritti degli animali da compagnia, negli strumenti tradizionali del diritto positivo, ha finora prodotto una tutela prevalentemente di tipo oggettivo. E questo pur nell’implicito riconoscimento della natura soggettiva dell'animale. Quindi, malgrado l’apparentemente diversa portata degli approcci agli animali da compagnia (intesi come soggetti o come beni giuridicamente rilevanti... per me è lo stesso), l’analisi dei presupposti scientifico-etologici sull'addestramento e sulla stabulazione mobile consente di affermare che non esistono dati inconfutabili contro ciò che è già in essere. Questo anche alla luce del fatto che la stessa evoluzione della legge italiana in merito di benessere, permette alle Forze dell’ordine l'addestramento e la stabulazione in strutture e spazi ben lontani da ciò che potrebbe essere richiesto al privato. Quindi, ancor prima di approcciare l'argomento dal punto di vista legislativo e morale, è bene conosce il più puro significato di benessere animale. Ovviamente tu lo conosci bene, ma a partire da quelli che si reputano i veri paladini e protettori degli animali? Con l’espressione benessere animale si allude ad un insieme di conoscenze interdisciplinari, di carattere prevalentemente tecnico-scientifico, che si avvale del contributo di Anatomia, Fisiologia, Neurologia, Psicologia, Etologia, ecc, per definire i concetti di benessere e stress negli animali. Il termine benessere è utilizzato come riassuntivo di tutti i gradi intermedi tra le due condizioni estreme (benessere e malessere). Benessere allude ad una capacità posseduta od anelata, una condizione di omeostasi che è naturalmente inerente ad un organismo e che non gli può essere attribuita dall’esterno da chicchessia, specialmente da chi di parte e che vuole utilizzare e far aderire tale parola in un contesto non specifico; stress indica invece l’eccessivo carico fisico o mentale imposto.
Dal dominio tecnico-scientifico la locuzione è transitata all’ambito della riflessione sulla condizione animale, dove essa denota la posizione di coloro che, pur intendendo riformare il trattamento degli animali, non hanno intenzione di escludere ogni impiego di essi da parte degli esseri umani. I più recenti contributi allo studio dell’addestramento hanno rafforzato l’interesse per gli aspetti psichici e relazionali del benessere, nella cui determinazione essenziale appare la componente dell’antropomorfismo critico. Con antropomorfismo critico si intende la prospettiva secondo cui “l’empatia temperata dalla conoscenza del comportamento e della fisiologia caratteristici della specie” rappresenta uno strumento di comprensione e comunicazione insostituibile nel rapporto con il cane, dal momento che esso è basato su strutture biologiche stabilizzatesi nel corso della selezione canina. Anche se l’attenzione al benessere
tecnico si traduce nella implicita legittimazione di qualunque uso degli animali, l’applicazione del benessere può dirsi correttamente scientifico solo se esso è liberato dalla subordinazione del pensiero soggettivo, specialmente quello che si rifà all'antropomorfismo generico e generalizato (tale è il pensiero animalista più radicato e meno scientifico che esista). Quindi, anche se in modo indiretto, nella stabulazione mobile, nell'addestramento e nell’uso del cane viene tenuto in debito conto il benessere e l’equilibrio psicologico dell’animale e messo in pratica con metodi più lungimiranti di ciò che potrebbe essere un "comodo" box per tutta la vita. Non è quindi normando le dimensioni di un box che si aumenta il benessere animale, ma, nel caso specifico, assecondando l'indole del cane nelle sue prerogative di razza selezionate da centinaia di anni. In effetti, l’ossessione per l’oggettività e l'ignoranza sul tema producono gravi inconvenienti, in particolare qualora l’oggetto della osservazione sia un soggetto. La tendenza a percepire come oggetti anche gli esseri senzienti soggettivi, oltre a rappresentare una distorta percezione degli accadimenti, dà luogo a discostamenti dalla realtà. Infatti, se l’uomo non è consapevole del legame empatico che si stabilisce con l’animale con cui interagisce, la percezione delle sensazioni dell’animale viene compromessa dagli effetti di questa. E questo può avvenire sia con il comune guinzaglio che con un qualsiasi altro strumento di coercizione quale la stabulazione mobile e finanche la "mantellina". Quindi, il risultato della percezione delle sensazioni di altri esseri viventi deve tradursi nel senso di responsabilità in chi tali sensazioni causa, e nella domanda sulle finalità e l’essenzialità di normare un comparto che di ulteriori norme non ha necessità. L’enfatizzazione della questione dei diritti ha oscurato la considerazione del benessere tecnico e la comprensione del significato biologico della "sensazione provata", mentre sono proprio questi elementi che consentono l’elaborazione di linee di comportamento anche scientificamente fondate. In fin dei conti, sto girando e rigirando intorno al concetto che "Non è normando le misure di un box che si aumenta il benessere di un cane, ma è relazionando con lui". Sono quindi in primis il politico ed il legislatore che devono tenere in debito conto il principio di precauzione (come sempre da utilizzare nei casi di decisione in condizioni di scienza incerta), vale a dire laddove non esista la piena evidenza scientifica che un possibile danno possa prodursi nel caso in cui un cane sia stabulato in un box 4 mq piuttosto che in uno di 9. Inoltre, è nell’atto del rapporto con il cane (passeggiata, addestramento, attività ludiche) che il termine “responsabilità” deve assumere una connotazione ulteriore rispetto alla parola “precauzione” e “dovere” (interpretate dal punti di vista normativo) che, almeno etimologicamente, enuncia la mera obbligatorietà di una condotta. “Responsabilità” evoca una dimensione relazionale e complessa dell’agire, in cui l’agire del proprietario deve essere preceduto da, e informato alla, conoscenza dell’ambito in cui si agisce. Il passo successivo consiste nel valutare gli usi giustificabili, confrontando e gerarchizzando interessi umani e limiti del cane. La limitazione degli usi, che una visione responsabile del rapporto con l’animale esige, consiste quindi nella valutazione critica e dinamica della necessità della stabulazione, dell’addestramento e dell'uso, in relazione all'età , carattere, ecc. Ciò che invece, a mio giudizio, dovrebbe essere elaborato ancor prima di stilare una proposta di legge, è la formulazione di una teoria scientificamente ed eticamente difendibile sulla richiesta di normare un comparto che già da solo si è dato da sempre regole per la buona riuscita del proprio prodotto cinotecnico, riconosciuto, a livello mondiale, come uno dei migliori. Le questioni descrittive relative all’acquisizione di credenze non dovrebbero quindi avere una rilevanza decisiva per le questioni normative.
Sono andato fuori tema?
Va beh! Mi sono un po' alargato!

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Renato Fongaro http://www.fongaros.it


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MessaggioInviato: 07/08/2010, 14:09 
#7 
 Oggetto del messaggio: Re: Animalisti. Pochi e divisi ma potenti. Perche'?...
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come quasi sempre mi trovo eprfettamente d'accordo con fongaros.

il prblm nel rapporto con l'animalismo italiano in particolare è fondato sugli obiettivi. il benessere a mioa vviso è un mezzo epr raggiungere tali obiettivi, e lo dimostrano un proliferare di leggi e regolamenti tesi a struttrazioni onerose, ad alto impatto ambientale,alienanti epr gli animali, e per lo piu di concezione ospedaliero/intensivo.

il rpesidente della piu grossa ss animalista ha detto qualche tempo fa in tv che la condizione di animale di razza è una condizione innaturale inposta dall'uomo, quindi come tale va conbattuta.
inoltre per "sfruttamento" di animali la base di ogni sfruttamento e quindi di ogni maltrattamento è la'llevamento. nel momento stesso in cui si eseguisce questa pratica per il 90% degli statuti delle ass animaliste siete già dei maltrattatori.

il conflitto e la mancanza di terzietà in chi vigila quando a vigilare è un'ass animalista è palese. come puoi controlare serenamene qualcosa che odi?

i volontari nel canile sono una cosa, la protezione animali un'altra, l'animalismo spesso devia queste nobili attività in politiche di odio e pregiudizio.

basti pensare che nel ddl martini al senato nella riformulazione del maltrattamento si parla di "sterilizzazione come operazione nell'interesse dell'animale". non del randagio ma di qualsiasi animale.
essa è semre nell'interesse dell'animale quindi se vi sequestrassero unc ane da riproduzione e ve lo castrassro senza autorizzazione o se lo perdeste e ve lo castrassero con una formulazione del genere chi ha commesso questo abuso in realtà sarebbe impunibile, anzi da medaglia!

pensate ai risvolti che ha questo nell'allevamento: diventa una pratica sempre piu reietta e simbolo di malessere, mentre i canili diventano sempre piu parchi canile e sempre piu smbolo positivo.

il randagismo quindi?

ilr andagismo è qualcosa che essendo finanziato a suon di milioni di euro nvece di calare cresce. pensate che ci sono ass animaosite che importano randagi e dubito vi sia controllo sull'uso che viene fatto delle strtture pubbliche anche in tal senso

se vi strtturate e chiedete contributi per benessere in allevameto riceverete zero, se volete fare un rifugio anche per improtare randagi i finanziamenti non mancano

anche da come vengono investite le risorse potete vedere quali sono le attività gradite e quelle sgradite

pensate poi che magari molti di voi allevano e hanno fimrato tempo fa una petizione lav che nel titolo era dedicata ai traffici di cuccioi dell'est. nei contenuti(se qualcuno prima di firmarla la avesse letta) chiedeva la moratoria di 5 anni per gli allevamenti nostrani di cani (moratoria vuol dire divieto di vendita assoluto) senza eccezione epr gli allevamenti professionali ovviamente.
se penso che moltissimi allevatori italiani hanno fimrato quella petizione (pensando di combattere una presunta concorrenza!!) ancora mi viene da ridere!

ecco laddove il mio cammino si divide e si scontra con la'nimalismo moderno: laddove l'animalismo piu che la lotta al malessere, vive di malessere e lotta perchè razze e specie si estinguano.

per me queste sono posizioni inaccettabili


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L'autore di questo messaggio tessaiga ha ricevuto il ringraziamento/plauso da :
Renato Fongaro


MessaggioInviato: 07/08/2010, 16:19 
#8 
 Oggetto del messaggio: Re: Animalisti. Pochi e divisi ma potenti. Perche'?...
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Rilassato
Certo non nei contenuti, ma nello stile, Renato, la tua scrittura ricorda quella di Marchesini.
Sarà la stanchezza ma mi sono a più riprese persa.
Mi sono scoperta estremista, sono più di 10 anni che non uso lo strangolo e mi fa sempre più impressione vederlo utilizzare.
Tale estremismo mette a repentaglio l'ordine sociale?
Mah.
In quest'Italia mi fa veramente poca paura il vegetarianesimo.
Peraltro in alcuni ambiti ed ambienti il cambiamento sociale sarebbe auspicabile.

A livello mondiale, il "prodotto cinotecnico italiano" ha sicuramente ottenuto encomi e plausi.
Ma lo stesso comparto vede in azione personaggi che non guardano al cane ma solo al soldo.
Dovrebbero essere gli allevatori italiani a stilare una teoria, scientificamente rilevante,
che serva come linea guida per una normativa futura?
Di quanto tempo necessiterebbero?
Come la metti con quanto dichiari su "l'acquisizione di credenze che non dovrebbero avere rilevanza decisiva per le questioni normative"?


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MessaggioInviato: 07/08/2010, 16:42 
#9 
 Oggetto del messaggio: Re: Animalisti. Pochi e divisi ma potenti. Perche'?...
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Le risposte alle tue domande non le devo dare io: questa è solo una disamina tecnica di ciò che la politica vorrebbe giustificare legiferando nel difficile campo degli animali d'affezione. E le brutte figure emergono palesi quando le giustificazioni non guardano al merito, ma alle amicizie. Certo non dovrebbe farsi avanti quella parte della politica che ammicca all'animalismo estremista, di facciata od "economo". Sono questi che mettono a repentaglio l'ordine sociale. Ma ciò è già ben evidente nella legge italiana: prova a prenderti la briga di valutare se è più economico (dal punto di vista sanzionatorio) dare un calcio ad un cane o ad un umano, poi ti rendi conto di quanto le nostre leggi siano imbibite di non-sensi ed equilibrio. ti sembra "equilibrato" dover sopportare una colonia felina sotto la finestra che miagola, mangia, sporca ed urina? Dov'è andato il senso della tutela della proprietà privata? Pensi che con la colonia felina sotto la finestra il tuo appartamento si rivaluti? Cerchiamo di esser onesti! Non ho voluto approfondire quella irriverente (verso il cittadino) parte perché ho a cuore l'allevamento dei cani e, tanto, una tal colonia difficilemente farebbe stazione nelle vicinanze di casa mia (con i "predatori" che saltuariamente potrebbero consegnarmene uno sulla porta di casa). E tale artefizio vuole palesemente aggirare i regolamenti condominiali che ultimamente difendono la proprietà privata. Credo e spero che l'associazione condomini o quella dei consumatori si faccia sentire a gran voce inveendo contro quei politici che pensano di fare atto di civilità appoggiando tale proposta di legge. La civiltà è altra cosa, non dimentichiamocene.
I tavoli di concertazione sarebbero una risposta... Servono apposta al confronto delle idee, ma non vengono mai utilizzati.

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Renato Fongaro http://www.fongaros.it


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MessaggioInviato: 08/08/2010, 10:21 
 Oggetto del messaggio: Re: Animalisti. Pochi e divisi ma potenti. Perche'?...
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credo che come sempre la giusta via sia nel mezzo (scusatemi...ma non riesco, sono una mediocree per natura....)
Condivido i vegetariani se lo diventano perchè pensano che pollo non può crescere in una settimana, chiuso in una gabbia con il sole artificiale per 24 ore su 24....ma allo stesso modo rispetto chi, in campagna si alleva le sue tre galline e poi ci fa il brodo.
Condivido gli esperimenti farmaceutici scientifici su animali (fin quando non si potrà trovare una soluzione migliore) ma non li trovo assurdi se si deve testare un dentifricio o un rossetto.
Non credo sia giusto allevare cicncillà per farci pellicce che ci rendano più "belle"
ma allo stesso modo non trovo giusto mandare i cani in Iraq per lo sminamento....
L'estremismo è SEMPRE qualcosa di sbagliato, anche quando è mosso da buoni sentimenti, perchè non permette il confronto, l'unica cosa che può aiutarci a capire ed avere un pensiero "dialettico".


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Renato Fongaro

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08/08/2010, 16:11

tessaiga Vedi ultimi messaggi

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